Il Trattato di Lisbona ha un impatto senza dubbio più innovativo e consistente rispetto alle modifiche apportate dai precedenti trattati. In particolare le Regioni sono chiamate a svolgere un importante ruolo al processo decisionale dell’UE, in seno al Comitato delle Regioni, espressione diretta degli interessi delle autonomie locali nel contesto istituzionale.

Per maggiori informazioni, visitare il sito del Comitato delle Regioni
Il Ruolo degli Enti Locali e Regionali
Il Trattato di Lisbona riconosce agli enti locali e regionali in seno al Comitato delle Regioni:
•    La consultazione obbligatoria, per tutti quegli atti del Parlamento, Consiglio e Commissione in materia di:
i.    Coesione economica, sociale e territoriale;
ii.    Reti trans-europee;
iii.    Trasporti;
iv.    Telecomunicazioni ed Energia;
v.    Sanità pubblica;
vi.    Istruzione, Cultura e Gioventù;
vii.    Politica occupazionale e Formazione Professionale;
viii.    Politica sociale;
ix.    Ambiente;
Inoltre il Libro Bianco della Commissione (COM(2001) 428 def.) prevede un nuovo metodo comunitario quale modello per il futuro, che implichi la partecipazione delle autorità regionali al processo politico dell’Unione, ed espressa nell’affermazione di «[…] fare in modo che la Commissione proponga e attui le politiche, il Consiglio e il Parlamento europeo prendano le decisioni e le autorità nazionali e regionali partecipino al processo politico dell’Unione».

Ciò significa che a fronte di un’attenzione per certi versi non apprezzabile del Trattato di Lisbona nei confronti delle Assemblee e dei Governi Locali e Regionali al di fuori del Comitato delle Regioni, non sono assenti, tuttavia, degli spunti normativi, finalizzati al rilancio di una governance multilivello all’interno dell’Unione Europea.

Il principio di sussidiarietà
Il principio di sussidiarietà mira a stabilire il livello d’intervento più pertinente nei settori di competenza condivisa tra l’UE e gli Stati membri. Può trattarsi di un’azione su scala europea, nazionale o locale. In ogni caso, l’UE può intervenire solo se è in grado di agire in modo più efficace rispetto agli Stati membri.
L’art. 5 del TUE delimita le competenze tra l’Unione, Stati Membri e gli Enti Locali e Regionali. Esso fa innanzitutto riferimento al principio di attribuzione, in base al quale l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dai trattati.
I principi di sussidiarietà e di proporzionalità sono un corollario al principio di attribuzione e stabiliscono in quale misura l’UE può esercitare le competenze che le sono attribuite dai trattati. In virtù del principio di proporzionalità i mezzi attuati dall’UE per conseguire gli obiettivi fissati dai trattati devono limitarsi a quanto necessario.
Di conseguenza, l’Unione potrà intervenire in un settore politico solo se:
•    Tale azione rientra nelle competenze conferitele dai trattati (principio di attribuzione);
•    Nell’ambito delle competenze condivise con gli Stati membri, il livello europeo è più pertinente per conseguire gli obiettivi fissati dai trattati (principio di sussidiarietà);
•    Il contenuto e la forma dell’azione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati (principio di proporzionalità).
Il trattato di Lisbona attua un’innovazione associando pienamente i parlamenti nazionali al controllo del principio di sussidiarietà. Infatti, i parlamenti nazionali esercitano ormai un doppio controllo:
•    Dispongono di un diritto di opposizione nel corso dell’elaborazione dei progetti legislativi. Possono quindi rinviare una proposta legislativa alla Commissione se ritengono che il principio di sussidiarietà non sia rispettato;
•    Tramite il loro Stato membro possono contestare un atto legislativo dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE qualora ritengano che il principio di sussidiarietà non sia rispettato.
Il trattato di Lisbona  associa inoltre al controllo del principio di sussidiarietà il Comitato delle Regioni. Analogamente ai parlamenti nazionali, anche il Comitato può contestare dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE un atto legislativo che non rispetti il principio di sussidiarietà.
Cittadinanza europea attiva e trasparenza
Coinvolgere maggiormente gli enti locali e regionali al processo decisionale europeo significa anche favorire lo sviluppo di una cittadinanza europea attiva.
Non può esserci una cittadinanza europea attiva senza:
•    Un effettivo diritto d’informazione;
•    Una politica di comunicazione capace di colmare il divario tra la realtà dell’integrazione europea e la percezione che di essa ha il cittadino;
•    Una maggiore partecipazione pubblica ai processi decisionali e un controllo democratico sul lavoro delle istituzioni;
•    Una cultura del dialogo e della partecipazione;
•    Un’Unione «più democratica, più trasparente e più efficiente». Un elevato grado di trasparenza da parte delle istituzioni è condizione necessaria per l’esercizio dei principi democratici su cui si fonda il funzionamento dell’Unione e condizione fondamentale per un effettivo consenso dal basso verso il progetto europeo.
Esistono programmi dell’Unione per promuovere la cittadinanza europea attiva, quali Il programma Europa per i Cittadini  e il programma Gioventù in azione.

L’Alleanza Italiana e gli Enti Locali

La partecipazione degli enti locali all’Alleanza Italiana per l’Anno Europeo dei Cittadini è stata fortemente auspicata e sostenuta fin dall’inizio. Gli enti locali possono contribuire attivamente alla riuscita delle iniziative che saranno realizzate durante il 2013 al fine di assicurare una presenza capillare dell’Alleanza in tutto il territorio nazionale.

Gli enti locali, nella fattispecie i comuni e le provincie, sono gli organi amministrativi più vicini e più sensibili alle istanze provenienti dai cittadini. Per tale motivo l’Alleanza italiana intende avviare una solida e duratura collaborazione con gli enti locali, instaurare un dialogo strutturato con essi, sponsorizzando presso di loro l’importanza della costruzione di un’Europa democratica e più vicina ai cittadini, proprio partendo dal basso e non, al contrario, imponendo delle azioni meramente ottriate.

In questo contesto si inseriscono appieno i memoranda d’intesa, proposti dai coordinatori dell’Alleanza Italiana per l’Anno Europeo dei Cittadini e alcune importanti organizzazioni di enti locali, quali TECLA e ANCI: mentre con TECLA il memorandum d’intesa è già stato firmato, con ANCI si arriverà alla firma entro breve tempo

Fonte: www.ey2013-italia.eu